
L’accondiscendenza femminile alla sottomissione è uno degli elementi più intriganti della relazione uomo/donna. Questo fattore dell’alchimia sentimentale può manifestarsi con vari accenti e modalità, fino ad arrivare a fantasie erotiche di dominazione sessuale. La cultura occidentale esordisce proprio con la storia di una relazione padrone/schiava: Achille e Briseide. In tempi più recenti proprio le donne hanno saputo descrivere questo aspetto del rapporto di coppia producendo un capolavoro del Novecento come Histoire d’O di Pauline Réage, nonché un grande successo pop come Cinquanta sfumature di grigio di E.L. James.
Perfino il genere Fantasy ha trovato un originale interprete di questa vena narrativa in John Norman, autore americano che ha ideato la Saga del mondo di Gor. John Norman è in realtà lo pseudonimo utilizzato da John Frederick Lange Jr., che è stato professore di filosofia in diverse università americane e che parallelamente all’attività accademica ha sviluppato fortunati filoni di scrittura narrativa e saggistica.
La narrativa ambientata sul pianeta Gor si svolge in un mondo barbarico e selvaggio, in cui i ruoli sessuali sono fortemente differenziati e caratterizzati: uomini nerboruti e coraggiosi, protagonisti di imprese epiche, sono proprietari di concubine-schiave, le quali vivono il loro statuto esistenziale, fatto di umiliazioni e di punizioni, come una condizione immodificabile. Il rapporto delle schiave coi padroni è ritualizzato e scandito da precise regole di condotta: la schiava di Gor, chiamata “Kajira”, osserva un rigido protocollo nell’abbigliamento, nel comportamento, e nelle posture del corpo.
Lo stesso Norman afferma che la sua opera narrativa è ispirata a tre autori fondamentali della cultura occidentale: Omero, Nietzsche e Freud. Da Omero Norman ha preso la descrizione dei valori arcaici di una società guerriera, da Nietzsche il concetto di gerarchia e il culto della forza, da Freud l’idea che il sesso sia un elemento centrale nella psicologia umana.
La narrativa “Gorean”, cominciata con Tarnsman of Gor nel 1966, ha conosciuto un lusinghiero successo di pubblico negli anni ‘70: nel complesso i libri “Gorean” hanno raggiunto una diffusione nell’ordine delle centinaia di migliaia di copie. L’ultimo titolo è il numero 38 della serie: Treasure of Gor del 2024. Molti di questi libri sono stati tradotti in francese, spagnolo, tedesco, russo…
In italiano sono stati tradotti soltanto due titoli: Gor (1989) e Il fuorilegge di Gor (1991), entrambi stampati dall’editore Fanucci.
La saga ha ispirato anche due film: Gor del 1987 con la regia di Fritz Kiersch e Ritorno a Gor del 1988, con la regia di John Cardos. Si tratta di due pellicole incentrate soprattutto sull’aspetto “Heroic Fantasy” dei racconti di Norman, mentre gli aspetti più sessualizzati delle storie sono stati decisamente smorzati. Queste produzioni cinematografiche testimoniano la popolarità della Saga di Gor anche dopo vent’anni dall’uscita dei primi titoli.
Inutile dire che il successo della serie “Gorean” ha fatto infuriare le femministe. I “progressisti”, incapaci di cogliere gli aspetti ludici e parodistici di una “violenza” messa in scena come finzione letteraria, hanno cercato di vietare la diffusione dei libri riuscendo in alcune occasioni a dissuadere momentaneamente gli editori dal pubblicarne di nuovi. La serie tuttavia è sempre riuscita a proseguire con continuità…
I romanzi “Gorean”, in effetti, hanno anche l’aspetto di racconti filosofici che smascherano le ipocrisie del mondo “liberal”. Particolarmente indicativo in questo senso è uno dei titoli più celebri: Slave Girl of Gor.
In questo libro la protagonista è una bellissima modella che viene rapita dalla Terra e portata sul pianeta Gor, dove si trova costretta ad adattarsi al nuovo stile di vita.
Alcune citazioni tratte dal libro rendono l’idea delle vedute che si manifestano nel pensiero “Gorean”.
Gli abitanti di Gor non riescono a capacitarsi dello stato catatonico in cui è sprofondata la popolazione maschile della Terra:
«Potevano credere che potesse esistere un mondo in cui gli uomini, gridando slogan politici, gareggiassero tra loro per rinunciare al proprio dominio, affrettandosi gioiosamente verso la propria castrazione»?
La protagonista, poi, scopre che il suo nuovo status corrisponde a una condizione più naturale di quella imposta dalle condizioni sociali sulla Terra:
«La mia femminilità era stata repressa sulla Terra, in primo luogo dal mio stesso condizionamento, il prodotto confuso di secoli di patologia intellettuale e sociale; e, in secondo luogo, dall’insieme delle istituzioni sociali in cui ero cresciuta ed ero esistita – piuttosto che vissuta – istituzioni per le quali la sessualità era irrilevante, se non ostile».
E ancora:
«La condizione di schiavitù rende una donna particolarmente bella. Rimuove le inibizioni alla manifestazione della sua femminilità e dei suoi bisogni più profondi».
Che altro dire? La scrittura “Gorean” ha fatto della “scorrettezza politica” il suo tratto distintivo, creando un’epica antifemminista di qualità letteraria non disprezzabile: tanto basta a rendere stimolante e rivitalizzante la sua riscoperta in un tempo in cui l’alluvione “woke” rischia di far naufragare l’umanità in una catastrofe antropologica senza precedenti…
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Al seguente link la pagina wikipedia in inglese dedicata alla narrativa del ciclo di Gor: